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Glossario

di vocaboli inerenti alla cornice e al suo contenuto. In continua implementazione.

Acanto.
Elemento decorativo costituito da volute vegetali stilizzate, ispirate alla forma frastagliata dell’omonima pianta erbacea. Nell’antichità classica la foglia d’acanto è un elemento costitutivo del capitello della colonna corinzia. Dal Rinascimento in poi è stato usato della decorazione di cornici e mobili.

Acquaforte.
Particolare tecnica di incisione su metallo (calcografia) ottenuta usando l’acido nitrico, un tempo chiamato aqua fortis come mordente. Il procedimento consiste nell’incidere un disegno, per mezzo di una punta d’acciaio, su una lastra metallica (rame o zinco) precedentemente ricoperta con una vernice grassa a base di cera resistente agli acidi, e nel lasciarla poi per qualche tempo immersa in una soluzione di acido nitrico. Questo corroderà il metallo solo nei solchi lasciati dalla punta d’acciaio (morsura), risparmiando le zone della lastra protette dalla cera. Le parti corrose potranno quindi ricevere e trattenere l’inchiostro in fase di stampa.

Acquatinta.
Tecnica di incisione su metallo, prevalentemente usata in ausilio all’acquaforte per ottenere speciali effetti di chiaro-scuro. Può essere eseguita in vari modi, che consistono, in sostanza, nella preparazione granulare della lastra prima della morsura. Questa preparazione si ottiene facendo depositare sulla sua superficie, per mezzo di un contenitore detto acquatintiera, granelli di una resina resistente all’acido, il quale effettuerà la sua azione corrosiva solo tra gli interstizi lasciati scoperti. Si procede poi alla stampa per morsure successive, dai valori più chiari a quelli più scuri.

Acquerello.
Tecnica pittorica eseguita su carta o cartoncino. La sua peculiarità consiste nel mescolare i pigmenti con gomma arabica e acqua per poi stenderli per velature successive, risultando in tal modo trasparenti. E’ proprio la trasparenza che si conferisce alle colorazioni che permette di creare straordinarie delicatissimi effetti luminosi ed evocativi ma che, per contro, richiede studio, dedizione e molta sperimentazione. I dipinti ad acquerello temono umidità e luce eccessiva.

Arazzo.
Tipo di tessuto istoriato sulla base di un modello disegnato su un cartone. Deriva dal nome della città francese di Arras che costituì fin dal XIV secolo, insieme a Parigi, uno dei più importanti centri della sua produzione. La tecnica di esecuzione si differenzia a seconda che il telaio utilizzato sia a struttura verticale (telaio ad alto liccio) od orizzontale (telaio a basso liccio). In entrambi i casi si dispongono dapprima i fili dell’ordito, quindi, nelle zone indicate dal modello, si passano i singoli fili colorati della trama. Avvolgendo completamente l’ordito questi ultimi creano dunque la composizione figurata e conferiscono all’arazzo la caratteristica superficie a coste, congiunzioni e fenditure. A differenza dei tappeti, l’arazzo mostra pertanto il rovescio identico al diritto, se si esclude la presenza dei nodi. I soggetti raffigurati sono prevalentemente di carattere storico, mitologico e religioso e rispecchiano nello stile il gusto pittorico dell’epoca.

Avanti lettera.
Espressione impiegata per indicare la prova di un’incisione (acquaforte o litografia) che precede la tiratura definitiva dell’opera e che reca già la firma dell’autore ma non ancora il titolo. Riprodotta in pochissimi esemplari non numerati, è ricercatissima dai collezionisti per la nitidezza del tratto.

Batik.
Tecnica di tintura e decorazione tessile orginale dell’Indonesia e introdotta in Europa sin dal XVI secolo. Consiste nel riportare sul tessuto dei motivi mediante una colata di cera liquida che il bagno di colore lascia intatta. La cera viene poi eliminata mediante la bollitura lasciando così scoperto il disegno bianco sul fondo colorato.

Biacca.
Sostanza colorante bianca a base di carbonato di piombo. Fu largamente adoperata dai pittori dell’antichità come pigmento o come base per la formazione di altri colori. Il suo è tuttavia sconsigliabile soprattutto per gli affreschi, poiché, a contatto con i vapori di acido solfidrico presenti nell’aria, tende col tempo ad annerirsi, trasformandosi in solfuro di piombo. Questo effetto è riscontrabile, per esempio, negli affreschi di Cimabue nella Chiesa Superiore di San Francesco ad Assisi.

Biffatura.
Solco trasversale o segno a forma di X che viene tracciato sulla lastra di un’incisione per impedire che ne vengano tratti altri esemplari oltre la tiratura fissata dall’autore.

Bottega.
Luogo in cui operavano gli apprendisti, gli aiuti e i collaboratori di un artista affermato, soprattutto durante il Medioevo e il Rinascimento. L’espressione “Opera della bottega di…” va pertanto riferita ad un oggetto artistico realizzato dagli allievi di un determinato maestro (pittore, scultore, orafo, intagliatore ecc) nel suo studio, secondo i suoi suggerimenti, sulla di suoi schizzi e modelli o sotto la sua direzione. Di diverso significato è invece l’espressione “Opera della scuola di …” che sottintende forti analogie stilistiche con i lavori del maestro, ma che esclude la pur minima partecipazione. Nell’applicazione pratica le due definizioni vengono a volte usate in modo equivalente, essendo spesso molto difficile distinguere tra l’opera di diretti collaboratori e quella di seguaci o imitatori.

Bozzetto.
Disegno o modello preparatorio di una pittura o di una scultura, eseguito dall’artista dopo i primi schizzi e prima della stesura definitiva dell’opera, per verificarne, su scala ridotta, lo schema compositivo, le proporzioni e l’effetto cromatico d’insieme.

Bulino.
Strumento utilizzato per incidere metalli o altre superfici più tenere come legno, pelle o cuoio. E’ costituito da un manico in legno e da una sbarretta d’acciaio a sezione quadrata, tagliata obliquamente in punta in modo da lasciare un solco netto a forma di V

Carboncino.
Bastoncino di legno carbonizzato o di polvere di carbone pressata usato in prevalenza per la realizzazione di schizzi, bozze, disegni preparatori e cartoni. e’ uno strumento molto apprezzato dagli artisti perché consente di modulare sensibilmente lo spessore del segno e di costruire l’immagine con pochi tratti essenziali, conferendole le volute gradazioni chiaroscurali. Offre inoltre l’importante vantaggio di poter essere facilmente cancellato ed è quindi largamente impiegato nelle accademie e nelle scuole d’arte per le esercitazioni. Alcuni maestri adoperano questa tecnica per creare disegni autonomi, definiti quindi essi stessi carboncini.

Cera persa.
Tecnica della fusione del bronzo che consiste nel modellare il soggetto con della cera sopra un blocco di aregilla e nel ricoprire il tutto con analogo materiale refrattario. Il blocco viene quindi posto ad alte temperature: la cera, sciogliendosi, fuoriesce da una serie di canaletti e lascia il posto al bronzo liquido, colato dall’alto, che assume così la forma plasmata precedentemente. La scultura in bronzo, dopo essere stata liberata dall’involucro esterno e dal nucleo interno, viene sottoposta alle necessarie operazioni di rifinitura, cesellatura e brunitura. Questo procedimento si è conservato dall’antichità senza variazioni di rilievo.

Craquelure.
Nei dipinti a tempera e ad olio, così come nei mobili laccati o dorati, è quel reticolo di sottili spaccature che viene a crearsi col tempo per la contrazione della pellicola pittorica rispetto al supporto. Oltre che dal naturale assesatamento dei materiali, può essere causata da difetti nella tecnica di esecuzione, dall’azione di agenti esterni o anche da inopportuni interventi di conservazione o di restauro. L’esame della craquelure può costituire un valido ausilio per l’individuazione di eventuali ridipinture ed essere un elemento orientativo circa l’epoca di realizzazione dell’opera.

Doratura.
Procedimento  usato fin dall’antichità per impreziosire superfici di oggetti metallici o lignei, architetture, sculture o dipinti. Poteva essere realizzata a placca mediante saldatura di sottili lamine d’oro per riscaldamento o pressione meccanica; con l’oro in foglia, ridotto cioè in sottilissimi fogli applicati al supporto con diversi mordenti; oppure a tempera, con polvere d’oro unita ad un collante. Un tecnica economica che emula l’oro zecchino è la doratura a mecca, ottenuta con una vernice giallina, chiamata appunto mecca, stesa sulla foglia d’argento. La mecca era molto usata in passato dalle famiglie che erano obbligate a sfoggiare un certo sfarzo ma che non potevano permettersi di sostenere i costi dell’oro zecchino.

Gommalacca.
Si tratta di una sostanza resinosa che, diluita in alcool, viene adoperata per la verniciatura dei mobili e per proteggere e fissare la foglia d’oro. La consistenza della soluzione varia a seconda dei periodi storici. Trova anche impiego nella preparazione di vernici o fissativi da stendere su tempere, acquerelli o disegni a matita o a carboncino. La sua origine è animale, è infatti ricavata dalla secrezione di un gruppo di insetti Emitteri, della famiglia dei Coccidi, il più importante dei quali è il Laccifer Lacca, allevato fin dall’antichità su determinate piante (acacia, butea) dell’Asia meridionale ed isole adiacenti. Composta per la maggior parte da poliesteri e sostanze cerose, contiene un colorante rosso (laddìa) e, per le sue caratteristiche di durezza, brillantezza e solubilità, viene utilizzata, oltre che nella preparazione della ceralacca, nella preparazione di vernici, come appretto e come ingrediente di mastici. Il suo utilizzo in età moderna si è anche esteso all’industria farmaceutica utilizzandola come film protettivo applicato sulla superficie di pillole.

Imprimitura.
In pittura è lo strato di preparazione che viene steso sul supporto in legno o sulla tela per renderli più adatti a ricevere il disegno o i colori del dipinto. Solitamente è a base di gesso e colla o biacca e olio cotto.

Intaglio.
Tecnica decorativa molto utilizzata anche per le cornici, realizzata asportando parte del materiale con appositi strumenti secondo determinati disegni. E’ uno dei procedimenti ornamentali più usati nelle arti applicate: oreficeria, ceramica e soprattutto in ebanisteria, dove spesso acquista un significato anche funzionale. L’intaglio può essere realizzato ad incavo, a rilievo (che, a seconda del grado di sporgenza viene definito basso, medio o alto) e a traforo, se passa l’oggetto da parte a parte.

Intarsio.
Tecnica di ebanisteria anch’essa molto utilizzata in corniceria, che utilizza tasselli di varie essenze applicati, a secco o tramite colle, ad un supporto secondo un determinato disegno. Lo stesso termine indica il lavoro così ottenuto più propriamente detto tarsia. Conosciuto fin dall’antichità, ebbe il suo momento di maggior splendore nel Trecento e soprattutto nel Quattrocento, quando venne impiegato nella fabbricazione degli arredi sacri, come cori lignei o armadi di sacrestia oppure degli studioli di corte. Dal XV secolo, oltre alle normali essenze (noce, acero, quercia, alberi da frutto) lasciate allo stato naturale, vennero inseriti nell’arte dell’intarsio, che andava avvicinandosi al linguaggio della pittura, anche tasselli colorati tramite particolari procedimenti di bollitura, o addirittura ridipinti. Spesso si utilizzarono anche altri materiali quali madreperla, osso, avorio, rame, ottone.

Litografia.
Procedimento di stampa in piano messo a punto alla fine del Settecento e basato sulle proprietà dell’inchiostro grasso di respingere l’acqua. Come matrice viene impiegata una pietra calcarea porosa, la cui superficie viene interessata in un primo tempo da un disegno tracciato con inchiostro oleoso e in un secondo tempo, a inchiostro essiccato, viene bagnata con acqua. Si procede quindi alla stesura, mediante rullo, dell’inchiostro tipografico che sarà trattenuto solo dalle tracce grasse del disegno. Pressando poi un foglio sulla matrice, si ottiene la stampa, che mediante successive sovrapposizioni può arricchirsi di campiture cromatiche (cromolitografia). La matrice in pietra, in seguito, è stata a volte sostituita da lastre di metalli porosi come zinco o alluminio.

Maniera nera.
Tecnica di incisione, detta anche incisione a fumo o mezzatinta, inventata dal tedesco Ludwig von Siegen attorno al 1642. Consiste nel granire la superficie di rame della lastra ripassandola più volte con un pettine a denti d’acciaio che solleva moltissime  barbe e asperità. Dopo la realizzazione del disegno, le barbe vengono raschiate parzialmente o totalmente, laddove si vogliono ottenere i mezzi toni o il bianco, oppure schiacciate con i brunitoi. Le zone in le barbe non sono state raschiate producono, al momento della stampa, neri di vellutata intensità, le altre una sfumata gamma di mezzi toni. E’ il procedimento che meglio rende gli effetti chiaroscurali, con una resa quasi pittorica. La Maniera nera fu in voga dalla fine del Seicento ai primi decenni del XIX secolo.

Pastello.
Tipo di matita ottenuto impastando il pigmento colorato, ridotto in polvere, con apposite sostanze diluenti. Ne esistono di varie qualità, più o meno morbide a seconda degli effetti che si vogliono ottenere. Già in uso nel Cinquecento, il pastello fu in gran voga nel Settecento, soprattutto nel campo della ritrattistica. Per estensione il termine è applicato anche all’opera eseguita con questa tecnica.

Pastiglia.
Impasto di gesso e colla (a cui veniva talvolta aggiunta polvere di marmo) oppure di calce, polvere di marmo, sabbia lavata e caseina. Le produzioni e gli ingredienti variavano in base all’umidità dell’ambiente, che influiva sull’indurimento e sulla successiva doratura della pasta. La pastiglia veniva applicata sulla superficie lignea da decorare, modellata a leggero rilievo secondo il disegno desiderato, lasciata indurire e successivamente dorata o dipinta. E’ una decorazione che si trova soprattutto sui cassoni prodotti in Toscana nel Trecento e nel Quattrocento e che fu usata fino a tutto il Seicento. In corniceria oggi è usata prevalentemente sui restauri di cornici istoriate laddove esistono parti mancanti.

Puntasecca.
Tipo di stampa ottenuta incidendo una matrice in rame o in zinco con una punta d’acciaio assai acuminata chiamata puntasecca, che lascia solchi molto sottili. Le barbe che si sollevano non vengono totalmente asportate ma pressate e variamente sistemate a seconda degli effetti che si vogliono ottenere. In seguito alle operazioni di inchiostrazione e stampa, esse conferiscono alla composizione particolari tonalità vellutate e dolcemente chiaroscurate. La puntasecca non consente di effettuare tirature molto elevate perché le barbe vengono facilmente consumate dall’azione della pressa.

Xilografia.
Incisione su legno. E’ la più antica delle tecniche incisorie. Già impiegata nell’arte orientale, si diffuse in Europa a partire dal secolo XII ed ebbe grande fortuna sei secoli XV e XVI, soprattutto nei Paesi Bassi ed in Germania. Le matrici in legno, realizzati con legni duri come il bosso, il melo, il pero, il ciliegio e il sicomoro, sono intagliate con appositi strumenti, seguendo i contorni del disegno prestabilito. Il legno viene asportato per le parti che devono rimanere bianche, in modo che quelle in rilievo nella stampa risulteranno in nero. La stampa può essere eseguita manualmente o con una pressa meccanica, ricavando da un’unica matrice qualche decina di esemplari. Le xilografie a colori si ottengono utilizzando per ogni colore una diversa matrice e le matrici inchiostrate vengono poi stampate sul medesimo foglio.